Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della

Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'anno scolastico

 Taranto 18/09/2017

Signora Ministra, 

autorità, presidi, docenti, operatori della scuola e, soprattutto, cari ragazzi.

A ogni mese di settembre l'apertura dell'anno scolastico rappresenta una svolta nel ritmo della vita del nostro Paese. Diventa un'occasione anche di festa ma, soprattutto, di riflessione sul vostro presente e sul vostro futuro. Su quello della società, di cui la scuola è struttura portante.

Saluto, con affetto, tutti i presenti, giunti da ogni parte d'Italia. Costituite una rappresentanza, allegra e numerosa, di tutto il sistema educativo italiano. Saluto coloro che ci seguono in tv e dai balconi delle finestre. Saluto i tanti che, in queste ore, sono impegnati nelle aule e sui banchi di scuola.

Un pensiero particolare desidero rivolgere a chi inizia l'anno nei comuni colpiti dal terremoto. In quelle Regioni, la priorità degli interventi è stata la continuità scolastica. In quei luoghi, segnati dal dolore ma non dalla rassegnazione, le scuole sono rimaste sempre aperte, anche in strutture provvisorie. Ci saranno nuove sedi, costruite con moderni criteri antisismici. La scuola che continua è un segno di speranza, la garanzia della ripresa, la prova della vitalità di quelle comunità. Ringrazio, con i Comuni e le Regioni, il Ministero dell'Istruzione, i dirigenti, i docenti, i volontari e i donatori che hanno reso possibile raggiungere questo straordinario risultato.

Un grazie speciale alla comunità che fa capo all'istituto Luigi Pirandello che ci ospita in questo plesso intitolato a Giovanni Falcone.

So che avete lavorato alacremente e tutti insieme - dirigenti, docenti, personale non docente, genitori - per consentire lo svolgimento di questo incontro. Il risultato è bello. Sono davvero lieto di essere qui, con voi, a Taranto. Vi ringrazio molto tutti.

Questo lavoro che avete svolto tutti insieme, con amicizia, con motivazione, con senso di appartenenza, rappresenta la cifra dello spirito che deve contrassegnare le nostre comunità scolastiche: uno spirito di vera collaborazione, unito all'entusiasmo e all'orgoglio di svolgere un compito prezioso, delicato e fondamentale: quello di educare e formare la nuova generazione di italiani, i giovani cittadini della Repubblica.

La scuola contribuisce, in misura determinante, a far crescere la loro personalità, a radicare i loro valori, a definire e consolidare le loro speranze, a metterne alla prova intelligenza, socialità, creatività. Vi si prepara il domani della nostra civiltà e della nostra democrazia. A scuola si disegna il futuro.

È questa l'essenza del mondo della scuola. Ci si deve chiedere perché, talvolta, questa peculiarità non sia riconosciuta adeguatamente.

La scuola, ragazzi, non riguarda soltanto voi, i docenti e i vostri genitori: costituisce una grande e centrale questione nazionale. Perché la scuola è motore di cultura e, quindi, di libertà, di eguaglianza sostanziale. Deve essere veicolo di mobilità sociale.

Per questo ogni sforzo compiuto, ogni risorsa impiegata per migliorare l'istruzione e la formazione rappresenta un capitale che cresce negli anni e che moltiplica i suoi effetti. Non dobbiamo mai smettere di chiederci in che modo sia possibile investire di più, e sempre meglio, nella scuola. Un Paese che pensa al futuro diventa più forte per questa stessa capacità.

Cari ragazzi, si dice sovente, con una frase divenuta uno slogan, che il futuro vi appartiene. Ma il futuro comincia in ogni momento: lo costruite da oggi, giorno per giorno, con impegno; anche con fatica.

L'esperienza scolastica ci accomuna tutti. Anche gli adulti sono andati a scuola un tempo. Anche i vostri professori. Anch'io, tanti anni fa. E ne ricordiamo tutti comunque, in maniera incancellabile, ancora oggi, le soddisfazioni, le prove, le fatiche, gli impegni. Le prime amicizie, spesso divenute, grandi amicizie. E i volti e i nomi dei nostri compagni di scuola.

Nella scuola si cresce, ci si incontra, si sviluppano cultura, affetti, solidarietà, conoscenza reciproca. Si sperimenta la vita di comunità, il senso civico.

A questo riguardo vorrei proporvi una riflessione. Lo faccio con parole semplici, perché anche i più piccoli tra voi possano seguire: chi, tra di voi, assisterebbe alla distruzione di ciò con cui gioca, del tavolo dove mangia, del letto dove dorme, senza provare un senso di ribellione, di sconforto, di delusione, di dispiacere? Quella distruzione rappresenterebbe una ferita, una violenza alla vostra vita di tutti i giorni.

Anche chi distrugge le scuole, chi compie atti di vandalismo nelle aule, chi sottrae strumenti didattici, provoca una grave ferita: non soltanto - e stupidamente - a se stesso ma a tutti voi studenti. Quando si danneggia una scuola, viene ferita, in realtà, l'intera comunità nazionale.

Allo stesso modo, quando una scuola risorge dalle macerie di un terremoto, quando un'aula vi viene restituita, pulita e decorosa, dopo devastazioni teppistiche, è l'intera società che ne trae beneficio.

È motivo di sollievo, di grande importanza, dopo aver visto in tv gli effetti delle incursioni dei vandali nella Pirandello, sapere che, qui a Taranto, la cittadinanza intera si è mobilitata, stringendosi intorno ai docenti, ai genitori e agli studenti, manifestando la propria condanna per i gravi danneggiamenti e, insieme, la volontà di recupero.

Qualcuno di voi ha scritto: la scuola non si tocca. È una saggia considerazione, perché la scuola è patrimonio di tutti.

Naturalmente - su un altro piano, differente - dire che la scuola non si tocca non vuol dire che dobbiamo avere di essa una immagine cristallizzata, immutabile nel tempo, specialmente nella stagione in cui viviamo, dove i continui, impetuosi cambiamenti culturali, sociali e tecnologici impongono continue riflessioni, frequenti aggiornamenti, modifiche e riforme.

So bene che, ogni volta che si annunciano o si prefigurano cambiamenti nel mondo della scuola, si avvia immediatamente una discussione accesa, con toni talvolta aspri. Non sta certo a me prendere posizione sull'una o sull'altra proposta. Osservo che molti denunciano ritardi e inadeguatezze, vere o presunte, del sistema scolastico italiano di fronte alle sfide dei tempi e che, per contro, ogni ipotesi di novità trova spesso opposizioni pregiudiziali, suscita malumori e proteste.

Si deve tener conto, naturalmente, che i temi della scuola, per la loro delicatezza e importanza, stanno molto a cuore a tante persone, a tutti, in realtà. E' comprensibile, quindi, che vi siano diverse opinioni. Proprio per questo vi è bisogno di confronto, sereno e obiettivo, sulle politiche scolastiche, iniziando dalle forze politiche e sociali.

Un confronto che metta al centro gli studenti, il loro futuro, la loro capacità di integrarsi nel mondo del lavoro e nella comunità civile. Una dialettica vivace, anche serrata, è certamente proficua. L'importante è che convenienze, particolarismi e, talvolta anche strumentalità, non frenino lo sviluppo adeguato del sistema scolastico.

Nella scuola, che incrocia la vostra esistenza di giovani cittadini, emergono diverse tematiche sociali, delicate e importanti.

Vorrei citare solo alcuni tra i tanti problemi: quello della qualità delle aule e della sicurezza delle scuole; quello del bullismo - anche nella sua versione, ancora più micidiale, del cyber bullismo; quello dell'abbandono scolastico; quello dell'integrazione, fenomeno grande e crescente, in Europa e nel mondo; quello delle vaccinazioni per difendere la salute di tutti, nella propria scuola, nel proprio comune, nell'intera Italia.

Vorrei, adesso, salutare Taranto, questa splendida città che ha ospitato, con slancio e generosità, questo evento.

La scelta di Taranto intende rifarsi al carattere di questa città, di antiche radici storiche; di grande tradizione culturale; di frontiera, non soltanto geografica; di territorio in cui si riflettono le complessità e anche le contraddizioni dello sviluppo del Paese.

Salute, occupazione, tutela ambientale rappresentano valori fondamentali e costituzionalmente garantiti, tra cui istituzioni e società devono costantemente ricercare e trovare il punto di equilibrio positivo, con l'obiettivo preminente della centralità della persona.

Cari ragazzi, nel dichiarare aperto l'anno scolastico 2017-2018, rivolgo un augurio di buon lavoro e un sincero ringraziamento, molto sentito e intenso, agli insegnanti, ai professori e a tutti coloro che operano nella scuola. A voi, ragazzi, gli auguri più affettuosi per l'avventura, bella e impegnativa, che ogni anno scolastico rappresenta. A tutti voi: da chi frequenta la scuola dell'infanzia, a chi entra, per la prima volta, nella scuola primaria, fino a chi comincia l'ultimo anno di corso.

Siete più grandi dell'anno scolastico passato. Lo sarete ancor di più al termine di questo che inizia: lo sarete certamente non soltanto in età ma anche in sapere e in amicizia con gli altri.

In bocca al lupo e buon lavoro a tutti!

 

 

 

 

Mozione per la Concordia

Mozione per la concordia

Secondo i valori costituzionali della Repubblica Italiana

Ovvero “costruire percorsi di pedagogia attiva nella scuola dell’autonomia”
di Adriano Lonza
a.lonza52@libero.it


Nella scuola si educano gli alunni al rispetto dell'ambiente, ai valori di solidarietà, al rispetto delle diversità, al primato della pace, alla difesa dei beni comuni.

Il firmatario della presente mozione ritiene opportuno che, per affrontare un percorso  di cooperazione attiva, principio basilare per una scuola di qualità, si debba porre l’insegnamento, punto nodale su cui ruota la scuola, al centro di un reticolo formativo e di attenzioni comuni. Credo che l’interesse di tutti i componenti del Collegio dei Docenti  e del Consiglio di Circolo sia garantire il costante miglioramento delle figure professionali degli insegnanti, i quali, in momenti di cooperazione e concordia, possono offrire migliori percorsi di qualità, utili all’andamento positivo degli alunni e al miglioramento delle relazioni interne e la crescita omogenea, culturalmente valida degli alunni. In tempi duri della scuola italiana, per la mancanza di regole certe e definite, per l’ambiguità delle norme e dei provvedimenti emanati da organi superiori occorre assolutamente porre fine a questioni che possano riguardare la supremazia dei gruppi o tra le persone, e, pensare ad un Circolo che si affermi solo per una “posizione pedagogica” nel territorio circostante. La professionalità docente, ricchezza assoluta della scuola, pone tutti gli insegnanti in un gruppo di pari dove vi sono persone competenti con la medesima autorevolezza, dignità e responsabilità. Il segno distintivo del circolo può solo essere la continua preparazione, il costante e incessante uso dell’aggiornamento e dell’auto-aggiornamento, la correttezza dei rapporti tra pari e tra insegnanti e genitori, la voglia di sperimentare percorsi nuovi di docenza, una continua e incessante opera di mediazione tra contenitori e contenuti culturali, un rapporto sempre sereno con gli organi superiori, nella convinzione di operare per una trasparente relazione tra docenti, alunni, genitori e dirigenza. Essere genitori, oggi, non è un compito facile per le continue interferenze di una società  tendente al narcisismo e all’egoismo dove le parole chiave sono: “tutto voglio e tutto posso” o  “tutto e subito”. La scuola è un ambiente privilegiato per operare mutamenti o apprendimenti sociali nuovi. La collaborazione con la scuola, senza sovrapposizioni nel difficile compito degli insegnanti, diventa la chiave  di volta di un cambiamento sostanziale. Gli insegnanti lavorano per il bene dei bambini che frequentano la scuola. La scuola diventa il luogo preferito di un progetto culturale di concordia e di collaborazione per la crescita delle nuove generazioni. Ci si chiede, infatti, tutti insieme  che cosa voglia significare educare in questo  contesto. Quali valori? Quali processi? Quali contenuti? L’educazione è un’azione complessa che non può essere affidata solo all’intuizione innata. Ha bisogno di riflessività, e anche di consapevolezza dei suoi fondamentali: l’intenzionalità, l’asimmetria, la relazione, la proposta, il dialogo, il coinvolgimento in un’esperienza di vita, l’accompagnamento, l’autorevolezza…. Ha bisogno della maturità di gestire un processo con consapevolezza, con padronanza di sé, con impegno, data la fatica che l’educazione comporta. Ha bisogno anche di preparazione ad assumere i compiti che essa realizza in forme diverse nelle diverse età della vita.

Riprendiamoci la scuola della concordia e tutti insieme operiamo cambiamenti per migliorare i nostri circoli.

 

 

 

 


 


PORTATORI SANI DI CULTURA

NON SI VUOLE INVESTIRE SUL PATRIMONIO CULTURALE ITALIANO.
INVECE LA CULTURA, LA RICERCA, LA SPERIMENTAZIONE SONO INDISPENSABILI PER LA CRESCITA DI UNA SOCIETA' SANA, RICCA, MODERNA


ECCO PERCHE' VOGLIAMO RITENERCI FIERAMENTE PORTATORI SANI DI CULTURA

Portatori sani di pace

Come desideriamo essere portatori sani di Cultura, così desideriamo offrire suggestioni positive per essere Portatori Sani di Pace. "Si vis pacem para pacem".

La vera conquista è la cultura La vera vittoria è una costante educazione,

Speciale per i 150 anni dell'Unità d'Italia  

 

 

La vera conquista è la cultura 

La vera vittoria è una costante educazione,   la vera risorsa è la scuola,    i veri agenti di cambiamento

gli insegnanti efficaci

  Raccolta di citazioni e interventi di Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica italiana, e di Carlo Azeglio Ciampi, già Presidente della Repubblica Italiana. A cura di Adriano Lonza a.lonza52@libero.it         "Senza educazione voi non potete scegliere giustamente fra il bene e il male; non potete acquistar coscienza dei vostri diritti; non potete ottenere quella partecipazione nella vita politica senza la quale non riuscirete ad emanciparvi; non potete definire a voi stessi la vostra missione. L’educazione è il pane delle anime vostre.”   Giuseppe Mazzini, Doveri dell’uomo     “L’idea di Patria passa anche da qui, dall’identità delle culture che, per essere conosciute vanno studiate. Lo studio è un impegno serio, ma anche esercizio di libertà, conquista perché allarga le nostre conoscenze e consente di affermare la nostra persona”.   Discorsi di Carlo Azeglio  Ciampi  in Non è il Paese che sognavo. Taccuino laico per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Colloquio con Alberto Orioli   “Non bisogna mai dimenticare l’importanza primaria che la Repubblica Italiana e le sue istituzioni attribuiscono alla cultura e alla ricerca scientifica. Entrambe, infatti, sono valori collettivi che la nostra Costituzione repubblicana riconosce, impegnandosi a promuoverne lo sviluppo e ad assicurarne la tutela (…). La conoscenza - secondo la migliore tradizione illuministica – (…) trova il proprio naturale fondamento  nella libertà, cioè nella capacità dell’individuo di valersi del proprio intelletto, rifiutando di sottomettere la propria ragione a dogmi astratti. Al tempo stesso la conoscenza è imprescindibile e irrinunciabile fattore di libertà, poiché Ragione e Scienza rappresentano quelle virtù civili indispensabili per liberare l’umanità dall’ignoranza, dalla superstizione, dall’ingiustizia, dal dispotismo e da ogni forma di violenza  connessa con l’arbitrio e il cieco fanatismo. La cultura e l’uso critico della ragione sono, dunque, alla base dell’affermazione del diritto sia in ambito nazionale che internazionale, e sono cardini del progresso dell’umanità: un progresso  che può dirsi tale solo a condizione di considerare l’essere umano sempre come fine e mai come mezzo”. Discorsi di Carlo Azeglio  Ciampi, testo citato   “Si è, così, discusso innanzitutto sulla datazione del configurarsi e affermarsi di una lingua italiana e del suo valore identitario in assenza - o nella lentezza e difficoltà del maturare - di  una unione politica del paese.   "Quando, senza nascondersi la complessità del tema della nazione italiana, delle sue più lontane radici e del suo rapporto col movimento per la nascita, così tardiva, di uno Stato nazionale unitario, si è messo in evidenza quale impulso sia venuto dalla forza dell'italiano come lingua della poesia, della letteratura, e poi del melodramma al crescere di una coscienza nazionale. Il movimento per l'Unità non sarebbe stato concepibile e non avrebbe potuto giungere al traguardo cui giunse se non vi fosse stata nei secoli la crescita dell'idea d'Italia, del sentimento dell'Italia. De Sanctis richiama Machiavelli che "propone addirittura la costituzione di uno grande stato italiano, che sia baluardo d'Italia contro lo straniero" e aggiunge : "Il concetto di patria gli si allarga. Patria non è solo il piccolo comune, ma è tutta la nazione". La gloria di Machiavelli - conclude De Sanctis - è "di avere stabilito la sua utopia sopra elementi veri e durevoli della società moderna e della nazione italiana, destinati a svilupparsi in un avvenire più o meno lontano, del quale egli tracciava la via".   "Quell'avvenire era ancora molto lontano. Secoli dopo, nella prima metà dell'Ottocento, si sarebbe determinato - è ancora De Sanctis che cito, dal capitolo conclusivo della sua "Storia", - "il fatto nuovo" del formarsi "nella grande maggioranza della popolazione istruita", di "una coscienza politica, del senso del limite e del possibile" oltre i tentativi insurrezionali falliti, oltre "la dottrina del «tutto o niente»".   E se con il progredire della coscienza e dell'azione politica, si giunge a "fare l'Italia" nel 1861, fu tra il XIX e il XX secolo, come qui ci si è detto in modo suggestivo e convincente, che cominciarono a circolare libri capaci di proporsi "come strumenti di educazione e formazione della rinata Italia". Tuttavia, la strada da fare restò lunga.A conferma della nostra volontà di celebrare il centocinquantesimo guardandoci dall'idoleggiare lo Stato unitario quale nacque e per decenni si caratterizzò, si è stamattina qui crudamente ricordato come solo nel primo decennio del '900 - nel decennio giolittiano - si produsse una svolta decisiva per la crescita dell'istruzione pubblica, per l'abbattimento dell'analfabetismo, e più in generale, grazie alla scuola, per un progressivo avvicinamento all'ideale - una volta compiuta l'unità politica - di una lingua scritta e parlata da tutti gli italiani. Di qui anche lo sviluppo di una memoria condivisa nel succedersi delle generazioni (…). Ed è dunque giusto, nel bilancio dei 150 anni dell'Italia unita, porre al massimo l'accento su quel che ha rappresentato l'età repubblicana, a partire dall'approccio innovativo e lungimirante dei padri costituenti, che si tradusse nella storica conquista dell'iscrizione nella nostra Carta del principio dell'istruzione obbligatoria e gratuita per almeno otto anni. Molti princìpi iscritti in Costituzione hanno avuto un'attuazione travagliata e non rapida: ciò non toglie che essi abbiano ispirato in questi decenni uno sviluppo senza precedenti del nostro paese e che restino fecondi punti di riferimento per il suo sviluppo a venire. Non idoleggiamo il retaggio del passato e non idealizziamo il presente. I motivi di orgoglio e fiducia che traiamo dal celebrare l'enorme trasformazione e avanzamento della società italiana per effetto dell'Unità e lungo la strada aperta dall'Unità, debbono animare l'impegno a superare quel che è rimasto incompiuto (siamo - ha detto Giuliano Amato - Nazione antica e al tempo stesso incompiuta) e ad affrontare nuove sfide e prove per la nostra lingua e per la nostra unità. E infatti anche di ciò si è parlato nel nostro incontro guardando sia alle ricadute del fenomeno Internet sulla padronanza dell'italiano tra le nuove generazioni sia alle spinte recenti per qualche formale riconoscimento dei dialetti. Eppure, a quest'ultimo proposito, l'Italia non può essere presentata come un paese linguisticamente omologato nel senso di una negazione di diversità e di intrecci mostratisi vitali ; e nessuno può peraltro pretendere di oscurarne l'unità di lingua faticosamente raggiunta. Bene, in questo spirito possiamo e dobbiamo mostrarci - anche presentando al mondo quel che abbiamo costruito in 150 anni e quel che siamo - seriamente consapevoli del nostro ricchissimo, unico patrimonio nazionale di lingua e di cultura e della sua vitalità, riconoscibile nel mondo ; e seriamente consapevoli del duro sforzo complessivo da affrontare per rinnovare - contro ogni rischio di deriva - il ruolo che l'Italia è chiamata a svolgere in una fase critica, e insieme ricca di promesse, di evoluzione della civiltà europea e mondiale”. Giorgio Napolitano, Intervento all’incontro su “La lingua italiana fattore portante dell’identità nazionale”    "Cosa c’è di più lampante di una lingua che dura da otto secoli (pur cambiando e modernizzandosi) per dimostrare il senso profondo dell’unità di un popolo che ha solo tardato a farsi unità di Stato?........ A differenza che per altri nazioni, l’italiano non è nato come lingua di una capitale magari imposta all’intero territorio con le armi. È nata da un libro, dalla convergenza di circa settanta dialetti e linguaggi dell’epoca nel valore incommensurabile del testo di Dante. La lingua di un poeta ha unificato la gente italiana nel crogiolo di una medesima cultura, poi di una nazione”.   Discorsi di Carlo Azeglio  Ciampi, testo citato    “Il moto unitario cresceva dal basso, scaturiva dal seno della società civile e non solo dai disegni di ristretti vertici politici (…). Senza l'apporto del volontariato non sarebbe stata concepibile la spedizione dei Mille. Esso rifletteva il diffondersi di quel sentimento di italianità che poi affratellò gli imbarcati sulle due navi dirette in Sicilia (…). Italiani che si sentivano italiani e che accorrevano là dove altri italiani andavano sorretti nella lotta per liberarsi e ricongiungersi a un’Italia finalmente unificata (…). È giusto ricordare i vizi d’origine e gli alti e bassi in quella costruzione, mettere a fuoco le incompiutezze dell’unificazione italiana e innanzitutto la più grave tra esse che resta quella del mancato superamento del divario tra nord e Sud. E' giusto anche riportare in luce filoni di pensiero e progetti che restarono sacrificati nella dialettica del processo unitario e nella configurazione  del nuovo Stato (…). Non è però retorica reagire a tesi storicamente infondate come quelle di chi vorrebbe un'unificazione dell'Italia a metà. Tanto meno è retorica recuperare motivi di fierezza e di orgoglio nazionale: ne abbiamo bisogno, ci è necessaria questa più matura consapevolezza storica comune, anche per affrontare con la necessaria fiducia le sfide che attendono e già mettono alla prova il nostro Paese, per tenere con dignità il nostro posto in un mondo che è cambiato e che cambia (…).   L’impegno a lavorare per la soluzione dei problemi oggi aperti dinanzi a noi si nutre di un più forte senso dell’Italia e dell’essere italiani, di un rinnovato senso della missione per il futuro della nazione.  Ieri volemmo farla una e indivisibile, come recita la nostra Costituzione, oggi vogliamo far rivivere nella memoria e nella coscienza del paese le ragioni di quell’unità e indivisibilità come fonte di coesione cosciale, come base essenziale di ogni avanzamento tanto del Nord quanto del Sud in un sempre più arduo contesto mondiale. Così, anche nel celebrare il 150°, guardiamo avanti, traendo dalle nostre radici linfa fresca per rinnovare tutto quel che c’è da rinnovare nella società e nello Stato”.  

 

Giorgio Napolitano, discorso in occasione inizio celebrazioni per il 150° il 5 maggio, per partenza dei Mille da Quarto       “Il problema di oggi non è più il superamento dell’analfabetismo che fu la priorità del primo   governo      dell’Italia unita. Noi oggi, dobbiamo impegnarci perché la scuola, intesa nel suo senso più esteso, sia, oltre che la palestra per formare i nuovi cittadini dell’Italia nell’Europa, anche il momento di creazione dei valori e dei principi di cittadinanza. Oltre che naturalmente  l’occasione per affinare conoscenze da utilizzare in futuro nella vita lavorativa. Questa è la vera sfida alla modernità e, va detto subito, non sempre è vero che viene vinta, se un terzo e più di giovani resta senza lavoro, giovani magari con titoli di studio elevati ma inspiegabilmente inutilizzabili sul mercato del lavoro(…).    Che cos’è la scuola? È la formazione alla vita, che non è solo lavoro, perché è anche vita collettiva, e quindi i tanti altri rapporti con i propri vicini, con i propri compagni di lavoro, con l’intera società. Quindi la scuola ha questo compito di formazione dell’uomo, al di là dello specifico professionale (…).   Con il passare degli anni il ricordo della scuola, e anche quello che di positivo la scuola lascia in ognuno di noi, è legato proprio al ricordo visuale dell’insegnante. Le sue parole, magari anche quei modi di dire, che spesso noi ragazzi prendevamo in giro, restano fondamentali. Quindi che mai manchi il rapporto quotidiano fra l’insegnante e lo studente. Si può far tutto, si potrà prendere un diploma solamente studiando online; si potrà avere una capacità di conoscenza specifica altrettanto buona e forse anche migliore sotto il profilo della quantità delle nozioni che si apprendono, ma mancherebbe quello che il contatto umano, quello che comprendi ascoltando e guardando negli occhi chi ti impartisce le lezioni, chi ti interroga. Questo è qualche cosa che non potrà mai venire meno.”   Discorsi di Carlo Azeglio  Ciampi, testo citato